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  • Rosa Colucci

Falsi in arte | L'incredibile storia di van Meegeren


Dalla prima volta che l’uomo ha realizzato un’opera d’arte qualcuno ha cercato di realizzarne una copia, dichiarandola come tale o facendola passare per un opera autentica: da questa operazione nasce un falso. La storia pullula di nomi di grandi falsari e molte delle opere che ammiriamo anche nei più famosi musei del mondo si portano dietro il pesante sospetto della non autenticità.

Non più tardi dello scorso settembre il canale “Scienza e Tecnologia” riporta un interessante servizio ove titola che uno dei più famosi dipinti al mondo, il celebre “Sansone e Dalila” (1609) di Rubens, altro non è che un incredibile falso: questo sarebbe stato dimostrato grazie all'intelligenza artificiale attraverso quella che viene chiamata “rete neurale convoluzionale”. Andando molto a ritroso nel tempo è riservato agli scultori romani l’onore di aprire questo capitolo per la grande quantità di sculture greche contraffatte e messe in commercio come autentiche.

Vale la pena di raccontare un’avvincente storia tratta dal libro “FAKE? - The art of deception” edito da Mark Jones, nel 1990 per conto dei Curatori del BritishMuseum poiché ha tutti gli ingredienti necessari per essere divertente o, a seconda dei punti di vista, tragica e anche una trama così avvincente da trasformarsi in epoca molto più recente in un film dal titolo “ A Real Vermeer: una falsa verità” (2016) : divertente perché tutti i grandi specialisti della pittura olandese hanno autenticato come autentici una serie di dipinti di Vermeer, Caravaggio, Boch, Hals e minori facendo riempire musei, pinacoteche e collezioni private di falsi lautamente pagati.

Il protagonista di questa storia incredibile è Henricus Antonius van Meegeren, pittore definito di mediocre talento. Pare abbia iniziato la sua carriera di falsario nel 1923: dopo una decina d’anni di esperimenti cominciò a falsificare un pittore olandese del seicento di grossa fama: Vermeer, e in quantità minore Caravaggio, Boch, Hals e altri. Niente di male, se i falsi, come avrebbero dovuto, fossero stati giudicati tali e dunque non fossero passati indenni al controllo dei molti critici di valore che li esaminarono. Fra questi vale la pena citare nomi illustri come il dott. Abraham Bredius, luminare dell’ antica pittura olandese che pare abbia passato ben due giorni a studiare il dipinto “Christ in the house of Martha and Mar” per poi garantirlo autentico con toni entusiastici.

La fine della storia è invece tragicomica visto che questo falsario, senza alcun dubbio di eccezionale levatura, passato indenne al vaglio dei più grandi critici del tempo, si trovò successivamente travolto dall’accusa assai pesante di collaborazionismo, avendo venduto ai capi nazisti Goering e Himmler due Vermeer. Quando per evitare il peggio dovette confessare che i quadri in questione erano falsi non fu creduto e fu sfidato a dipingere alla presenza di critici e tecnici un falso Vermeer. Gli fu proposto “Cristo ad Emmaus” ma egli rifiutò quasi sdegnato per la facilità della prova e si inventò un nuovo quadro di Vermeer, ovviamente falso. Sotto lo sguardo allibito di critici d’arte, tecnici, ammiratori e scettici che frequentavano il suo laboratorio il falsario, abilissimo pittore, dipinse un Cristo fra i Dottori in stile Vermeer da lasciare tutti a bocca aperta. Un particolare divertente è che nella transazione con i tedeschi questi pagarono con uno scambio di quadri di grosso valore che avevano requisito nei musei degli stati invasi. A leggere attentamente la storia raccontata viene spontaneo affermare che una quantità di esperti di grande valore si è banalmente ingannata nelle sue valutazioni, prendendo grossi abbagli. D’altra parte questo caso certamente di dimensioni uniche, non è il solo nella storia dei falsi. Il grande Bernard Berenson viene ingannato dal Icilio Federico Joni, Winkelmann, da Bartolomeo Cavaceppi per finire con i falsi della burla di Livorno sui quali molti esperti di grande fama, i cui nomi compaiono sui giornali dell’epoca, se ne sono usciti con valutazioni sulle quali è meglio tacere.

Una riflessione è d’obbligo, prima di concludere: ai tanti specialisti che fanno la loro comparsa ad autenticare materiale falso, in alcuni casi con entusiastici commenti, cosa accade una volta sbugiardati dai fatti? In altre civiltà forse qualcuno si sarebbe autoeliminato ma si spera e si crede che nessuno l’abbia mai fatto: certo, ritirarsi da quel palcoscenico dove si sono presentati con scarsa professionalità, sarebbe stato e sarebbe, un atto dignitoso.

(di Eleonora Coloretti, restauratrice, INDAC Toscana)

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